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Tra il fiume Bidente e il torrente Voltre, sulla collina una torre mozza e sgretolata resiste al tempo per ricordare al passante che prima del Mille quelle pietre corrose e annerite già formavano un castello, una pieve e un borgo: Castelnuovo. E’ storia che arriva fino a noi viva e intatta: riannoda quel mondo al nostro e ci dona l’anima d’allora per opporci alla rovina del tempo e all’incuria degli uomini. Il ricordo fa uscire dal cuore un mondo antico, amato, e chiede di tesserne la memoria. Impariamo a guardare oltre le pietre sgretolate: ascoltiamo voci e suoni nei colori e negli incanti di un angolo di Romagna che sembrava cancellato dal tempo.

 

LE ORIGINI 

Castelnuovo si trova sopra una collina (m. 274 s.l.m.), fra il fiume Bidente e il torrente Voltre. Nell’alto Medioevo ebbe importanza maggiore dei castelli limitrofi e della stessa Meldola. Storicamente, la memoria della località appare per la prima volta in un documento del 915 che tratta di due fondi posti “in territorio populiensi in Castronovo”, mentre il primo cenno storico della pieve appare in un documento del 943.

Il suo territorio era molto vasto. Impossibile dare i nomi di tutti i fondi di cui era composto; ne scegliamo alcuni, tolti da documenti antichi o dai notai bertinoresi e meldolesi: Francolino (ricordato nel 1119, ancora esistente), Feletto, Mondastrino, Campalbino, Valle de cartonibus, della Zacharella, la Fiumana, le Fontanelle, delle Orse, Montis favalis iuxta rivum favale, Magalotta, Mairoli, delle Budrie, de li Ronchi, Saragoni, castri Roberti, ortalis, i Sassi, Lugareto, Mulano, la Fiumana o la Costa, de la Berarda, Peradello, de la Rimbocca.

È anche documentato che all’inizio del X secolo il Castrum apparteneva ai Calboli, dai quali passò a Lamberto, signore di Castrocaro e quindi alla Chiesa. Castelnuovo si resse a comune probabilmente ancor prima di Meldola. Il 22 agosto del 1025 il castello ospitava nello stesso tempo l’arcivescovo di Ravenna Eriberto e due vescovi, Paolo di Imola e Leone di Cervia: ciò indica che il castello doveva essere tenuto in considerazione. Del resto, se nel 1207 faceva guerra al vicino castello di Bagnolo e resisteva alle pretese del conte Uberto e degli arcivescovi, si può pensare che i suoi abitanti fossero retti da una guida da loro liberamente scelta.

Ottone IV concedeva alla Chiesa ravennate del 30 ottobre 1209 “Castrum Novum com curte et pertinentiis suis”. Conquistato successivamente dai Faentini e dai Cesenati, tornò quindi ai Calboli, per passare via via agli Ordelaffi, ai Malatesta di Giaggiolo e alla stessa Caterina Sforza. Di una di queste molteplici lotte fu protagonista anche Federico II, che il 29 ottobre del 1221 intervenne, intimando alla comunità di Castelnuovo di dare esecuzione alla permuta già varie volte rammentata e il 5 dicembre insiste che si giuri fedeltà al conte Uberto, ma forse solo il 19 ottobre del 1223 il conte ne prese possesso. Il castello fu poi comprato dall’arcivescovo di Ravenna il 1° ottobre del 1234. Nel 1275 venne occupato dai Forlivesi. Qualcuno sostiene che Castelnuovo sia il luogo dove accadde il celebre episodio di Paolo e Francesca.

Rioccupata Forlì dagli Ordelaffi, il 10 marzo del 1316, “l’esercito forlivese si accostò a Castelnuovo e lo attaccò ripetutamente espugnandolo. In data 3 gennaio 1330, il papa ordinava di consegnare la località, con altri castelli della diocesi di Forlimpopoli, a Ruggero di Dovadola. Ma nel febbraio del 1350 Ludovico Ordelaffi riconquistò Castelnuovo.

Il nuovo papa Innocenzo VI, nel 1362 riconquistò la località per la chiesa ravennate. Nella celebre “Descriptio Romandiolae”, del 1371, si legge che il podestà di Meldola amministrava la giustizia anche nel comune di Castelnuovo tramite un vicario o luogotenente. E vi si parla anche del castello, in cui c’è un fortilizio, ossia rocca, la cui custodia era affidata dall’arcivescovo di Ravenna a un castellano con cinque dipendenti.

Bonifacio IX con bolla del 26 gennaio 1399 confermò Castelnuovo con altri castelli, in vicariato, ai Malatesta; la cosa vemne rinnovata in data 13 giugno 1415 da Gregorio XII, con una nuova concessione di 10 anni. Nel 1439 durante l’assedio di Meldola da parte del condottiero Nicolò Piccinino per conto di Filippo M. Visconti, fu pure occupato Castelnuovo, che capitolò il 14 marzo 1440, per ritornare però di li a poco a Novello Malatesta, passato nel frattempo dalla parte del duca di Milano.

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Il 18 luglio 1454 ricevette la nomina a signore di Castelnuovo Gottifredo d’Iseo e la sua famiglia manterrà il possesso di Castelnuovo per qualche secolo. Paolo II confermò la nomina con breve del 21 gennaio 1465. Gli sarà tolto da Guido Guerra, ma per poco, nel 1494, poiché il 18 novembre 1495 Caterina Sforza se ne impossessò. Ma pochi giorni dopo vennero mobilitati per conquistare Castelnuovo e strapparlo alle truppe di Caterina Sforza, 800 Stradioti assoldati dalla Repubblica veneta e capitanati da un certo Giacomazzo che, partiti da Ravenna, presero Castelnuovo senza combattere.
La Signoria veneta non rimise Castelnuovo nelle mani dei d’Iseo, come sarebbe stato legittimo, ma, data la sua importanza, preferì governarlo direttamente sino al 1509.
Nel giugno del 1502 “travestito da contadino”, vi era giunto il conte Guidobaldo di Montefeltro, duca di Urbino, ricercato a morte dal Valentino.

(Tratti dai 2 volumi di Mons. G. Zaccaria, Storia di Meldola e del suo territorio, a cura della Pro Loco “Città di Meldola”, 1974, pp. 337-344, con qualche necessaria sintesi).

 

VISITA A CASTELNUOVO

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Oggi visitare Castelnuovo significa immergersi in un contesto naturale di rara bellezza a soli 15’ di macchina dalla città. Utilizzando la strada comunale (a cui si accede dalla statale 9 Bidentina in località San Colombano) ben presto si giunge sul crinale della collina a un bivio: di qui tenendo la sinistra ancora qualche centinia di metri, poi un’indicazione ci accompagna (sulla sinistra) verso uno stradello pedonale che conduce alla Rocca.

L’ambiente è decisamente suggestivo: da una parte fanno da cornice splendidi ulivi, dall’altra lo sguardo si perde verso il basso nelle valli collinari romagnole. Qualche centinaio di metri a piedi ed eccoci alla base dell’antica fortezza, dominata dalla possente torre di forma quadrata di ben 7 mt di lato ed alta 15 mt, con alla base mura di spessore superiori al 1,7 mt.

La torre, a cui si accede tramite un breve sentiero in salita, si erge, maestosa, al centro della spianata del castello, oggi rivestita da un manto di prato verde: anche se della struttura mancano parti importanti, crollate nei secoli, è evidente il richiamo alla possenza del Medioevo e all’importante storia che tanti secoli fa ha interessato questi territori.

Scendendo alla base della fortezza e girandovi attorno, è possibile ammirare la grande mura della stessa nel versante che guarda Meldola, di cui è ben visibile la struttura, le decorazioni e la porta d’accesso.

Nelle vicinanze i resti della casa colonica e una casetta di dimensioni più ridotte recentemente ristrutturata, quale ambiente di accoglienza per gruppi.

Procedendo, sempre a piedi sul grazioso vialetto alberato, dotato di panchine, alla nostra destra, possiamo notare i resti dell’antica Pieve intitolata a Maria Assunta, il cui campanile cominciò a decadere nel 1944 durante la 2° Guerra Mondiale.
A seguire il Campo della Pieve (ex cimitero di Castelnuovo), recentemente ristrutturato dall’associazione (in comodato con il Comune di Meldola) e il suggestivo Belvedere, un ampio terrazzo erboso, ideale per il relax, da dove si può ammirare il panorama sulla vicina Meldola, fino a perdersi con lo sguardo fin verso il Mare Adriatico.

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Il Sentiero di Clarì è un’ottima opportunità per chi ama passeggiare in collina: recentemente tracciato si imbocca nei pressi della casetta ai piedi della Rocca e ci conduce alla stessa Rocca e, successivamente ai resti della Pieve dedicata a Maria Assunta. Poi si immerge nel bosco “nuovo”, frutto della messa a dimora di ben 400 piante, che corrispondono ai nuovi nati del Comune di Meldola negli anni ’90 e infine attraversa il bosco “vecchio” per poi immettersi nella strada consorziale: si percorre tutto il tracciato in circa 20/25′.

Presto sarà aperto anche il Vicolo Guidobaldo, frutto del recupero dell’antica strada, che in tempi passati era l’unico accesso per giungere a Castelnuovo: si tratta di un breve tratto di mulattiera di circa 200 mt a cui si accede dal basso proveniendo da Meldola.